Considerazioni politiche, parte uno

Ottobre 28, 2007 at 10:35 am (mondo) (, , )

Il male, un nuovo anticristo.

 

Si descrive il precariato più o meno con questi toni. Sindacati, partiti di “sinistra” o “Comunisti” negli ultimi mesi hanno fatto partire una vera e propria criociata contro questo tipo di lavoro subordinato.

Ma siamo sicuri che il problema delle nuove generazioni siano queste forme di contratto flessibili? Sono i contratti a tempo determinato a causare povertà? E’ il part-time a non consentire una pianificazione economica alle coppie giovani?

In molti stati europei questo non sembra corrispondere a realtà. Lavoro flessibile e sicurezza economica possono andare di pari passo. Ok, probabilmente a noi giuovani virgulti di questo paese del cazzo la cosa può non sembrare plausibile…eppure…

Credo il problema non sia il tipo di contratto, ne la durata dello stesso. Il vero dramma è l’assenza dei così detti ammortizzatori sociali, di una edilizia pubblica e di forme di credito accessibili anche a chi non possiede un contratto a tempo indeterminato.

Se buona parte del tuo introito mensile se ne va in affitto, se non puoi chiedere un prestito, logicamente non puoi pianificare il tuo futuro. Non puoi lasciare la casa dei tuoi, dove te ne vai, sotto i ponti?

Nelle città italiane non si construiscono più case popolari dalla fine degli anni settanta. Avevamo un patrimonio di case pubbliche o dei vari enti di credito, che è stato svenduto e smantellato. Sembra inoltre che gli istituti di credito italiani abbiano strani gusti.

Si dice che prestino soldi solo a chi li ha già. Falso. Basti pensare che sono sempre disposti a fornire fondi a profusione a Tronchetti Provera, che con le sue società ha creato buchi di miliardi di euro.

Forse è una questione di stile. Dovremmo imparare anche noi a chiedere denaro con classe.

Sulle forme di lavoro flessibile potrei chiamare in causa gli States, ma sarebbe un autogoal ridicolo. Non so se vi è mai capitato di leggere quanti statunitensi rientrano nei programmi di assistenza sanitaria gratuita per indigenti. Sono più di 150 milioni. Come a dire che il 50% della popolazione non si può permettere di pagare per le proprie cure. Non mi sembra un paese “ricco”, sicuramente i miei criteri di giudizio sono meno rigorosi di quelli dell’OCSE.

Mi sono annoiato, per oggi basta, anche se probabilmente ho lasciato il pensiero così, sospeso…meglio.

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