Bruce

Novembre 8, 2007 at 8:59 pm (mondo) (, , , , , )

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( So che non si dovrebbe partire subito da un inciso, però…ultimamente riesco ad affrontare solo argomenti seriosi. O meglio, vorrei parlare di peti, ma poi mi dicono che vado sempre a sfociare sulle stesse cose…Minzione, il defecare, insomma, bisogni primari. Sarà un trauma infantile? )

Oggi mi sento di condividere una veloce analisi dell’atteggiamento con il quale gli States affrontano il resto del mondo. Prendo spunto da un articolo del New York Times di un po’ di settimane fa, riguardo l’utilizzo da parte dell’Army di antropologi e sociologi in Afghanistan.

In pratica le “alte sfere” si son rese conto del fatto che non tutti i duelli si combattono caricando a testa bassa ( sagaci ), e che conoscere gli usi e i costumi delle popolazioni che si tenta di pacificare-governare-combattere può dimostrarsi vagamente utile.

Esempio: se irrompo in una cerimonia funebre armi alla mano, forse i capi villaggio saranno poco disposti a parlare con me e rivelarmi dove si nascondono i Talebani. Se mi rendo utile alla popolazione civile, contribuendo alla soluzione pacifica di beghe territoriali e conflitti tribali, ponendo il massimo rispetto degli usi e dei costumi locali, è meno probabile che mi si veda come oppressore, come usurpatore. In poche parole riuscirò a farmi accettare dalla popolazione, proprio grazie al rispetto che dimostro nei loro confronti.

Possibile che abbiano impiegato sei, dico SEI, anni a capirlo?

Ovviamente è una domanda retorica, però volevo provare a trovare una spiegazione di questa palese idiozia.

Fondamentalmente il fatto è uno solo: agli Statunitensi non interessa assolutamente nulla del mondo esterno.

La loro realtà termina sulle sponde dei due oceani che li circondano. Oltre il mare c’è un altro mondo, distante; potendo, lo eliminerebbero. No, forse lo terrebbero li, a mo di amena località turistica.

In fondo è l’atteggiamento che questo stato ha mantenuto dalla sua fondazione fin oltre la prima guerra mondiale.

La guerra fredda li ha “costretti” a vestire i panni di superpotenza, di divenire i paladini della democrazia etc etc…

Non è questa una mia interpretazione dei fatti, ho preso pari pari delle considerazioni di quello che potremmo considerare l’Americano medio. Maschio, repubblicano, più o meno ignorante, amante delle armi, del Football e del barbecue in giardino: Bruce Willis.

Son parole sue: si sentono costretti a “interpretare” il ruolo di superpotenza, di paladini della giustizia…”and believe me, if we could just give this burden to someone else…”

Il mondo esterno è una rogna. I contatti con il mondo esterno sono delle beghe da risolvere sbrigativamente. Per quale dannato motivo si dovrebbero metter li a preparare a tavolino delle tattiche per il peacekeeping? Annamo lì, famo ‘mpò de cagnara, ammazzamo li cattivi, e se ne tornamo a casa a guardasse la partita co’ la bira n’mmano.

Dilettanti allo sbaraglio.

Ah, l’iniziativa dell’esercito americano ha scatenato polemiche notevoli. L’intellighenzia USA ritiene che questo uso delle scienze sociali porterà le popolazioni occupate a vedere gli antropologi tutti come strumenti del governo, impedendo future ricerche nell’area e mettendo in pericolo gli scienziati stessi. Forse definirla intellighenzia è un errore. Non credete che un approccio come questo tipo, fin dall’inizio del conflitto, avrebbe evitato agli americani di essere identificati come Crociati invasori? Forse, ripeto, forse, l’America avrebbe potuto evitare di guadagnarsi il titolo di Satana…

Ma poi che diamine ci stanno a fare degli antropologi in Afghanistan durante una fottuta guerra?! Non credo che si possano osservare le sottili differenze culturali, che caratterizzano le etnie e le singole tribù sparse in questo non poi così piccolo paese, mentre delle intelligentissime bombe ti fischiano sopra la testa…

Bhà, Ammericani, popolo giovane…

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